Strega 2015, erano i tempi di Ivano Bordon

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Ci siamo: 2 luglio 2015, giorno della finale del Premio Strega 2015. Per chi non ne fosse ancora a conoscenza è il più ambito dei premi letterari, vale un po' come lo scudetto calcistico per intenderci, passatemi il paragone, suvvia e non storcete subito la bocca.

Dicevo, si sceglie il vincitore del 2015. Il mio voto simbolico (ché mica voto io) andrà a Nicola Lagioia​, con il suo La ferocia, Einaudi.

Sì, e sarei assai contento se vincesse lui per tre motivi. Il primo è che La ferocia, nonostante alcune sbavature e forzature linguistiche nella prima parte, a mio parere è un romanzo che lascia il segno e che non fa sconti, come pochi ne ho letti negli ultimi tre anni – autori stranieri esclusi.

Il secondo motivo è che dopo la vittoria di Francesco Piccolo almeno torni a vincere qualcuno con ambizioni letterarie e non ruffiane di vendita.

Il terzo motivo è quello più forte, però.

Nicola e io siamo cresciuti nella stessa strada a Bari e giocavamo a pallone nello stesso spiazzo; sempre in squadre avversarie perché eravamo entrambi portieri, come Albert Camus, anche se a quei tempi sognavamo più che altro Dino Zoff e Ivano Bordon.

Poi abbiamo frequentato lo stesso liceo, in sezioni diverse, ma ci siamo respirati amianto nel medesimo plesso prefabbricato nel quale a rotazione ci facevano trascorrere un paio di mesi all'anno per non fare torto a nessuno. Abbiamo ascoltato la stessa musica new wave e avevamo ambizioni di diventare delle rockstar, così ognuno aveva creato la sua band, Nicola nella sua suonava la batteria, io nella mia cantavo e, per quanto riguarda me, vi assicuro che non era un bello spettacolo stare a ascoltarmi. Lui invece con la batteria se la cavava niente male.

Poi ci siamo iscritti alla stessa facoltà universitaria: Giurisprudenza, con la sindrome di Kafka, e gaurda caso il primo libro che Nicola mi ha regalato a un mio compleanno sono stati i racconti di Kafka. Era un'edizione Bur. Purtroppo per un incidente occorso a una bottiglia di vino che Nicola mi stava donando insieme al libro, ancora oggi i racconti di Kafka nella mia libreria hanno le pagine violacee e macchiate da quel primitivo che ci siamo scolati quella sera.

Infine ci siamo iscritti allo stesso corso di tecniche editoriali a Milano, e da lì abbiamo intrapreso il mestiere che ha nobilitato Pavese e Calvino, Vittorini e Bianciardi – cioè lo sfruttato nelle case editrici. Tuttavia avevamo entrambi sogni e speranze da romanzieri, così tante volte discussi da ragazzi a casa sua o a casa mia, mentre fra una partita alla playstation e un'altra teorizzavamo di letteratura ma anche di futuri scenari dell'«ei fu» Bari dei Matarrese.

Dopo il corso di tecniche editoriali le nostre quotidianità si sono divise, lui a Roma, io a Milano. La vita ha cominciato a correre rapida e un bel giorno ci siamo ritrovati quarantenni alla presentazione milanese di La ferocia. Ma le partite, la musica, le teorie letterarie, i giri a Trani con un fastidioso rumore nel cofano (scoperto poi essere un gatto), le mattine nell'aula occupata degli studenti a Giurisprudenza, i pomeriggi al bar sul mare, le sere all'Arci a tenere i primi incontri collettivi di scrittura – ecco per tutto questo spero con il cuore che domani il Premio Strega vada a Nicola Lagioia. Ché un'amicizia di due ragazzini che si sbucciavano le ginocchia sull'asfalto per imitare gli idoli incontrastati dei campi di calcio dei primi anni ottanta vale ancora a distanza di trent'anni.

Vai Nico.

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