RECENSIONI

OVVERO CHE NE PENSA LA GENTE DI QUEL CHE METTI IN SCENA, CIOÈ METTO IN SCENA?

 

Qui di seguito potrete trovare tutte le recensioni alle mie pièce teatrali.

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Recensione su “Gli Stati Generali” a I dispersi
 

Una donna entra nella redazione di una web tv, collocata ai piani alti di un grattacielo e chiede di denunciare una scomparsa, la propria scomparsa. La conduttrice di punta, Elda Moroni, impersonata da Donatella Bartoli, capisce di trovarsi di fronte al caso di cronaca del momento, quello di una donna che ha fatto perdere le proprie tracce, lasciandosi alle spalle i cadaveri del marito e dei vicini di casa. Fiutando un possibile scoop, Moroni cerca di intervistare la donna e chiama la collega Armida e il regista Marco. La donna, il cui personaggio è affidato all’interpretazione felicemente straniata di Margherita Remotti, però, elude le domande di Elda e racconta di scenari apocalittici e di un invasione in corso da parte di orde di stranieri non meglio precisati.

All’ironia e all’incredulità di Elda e dei suoi colleghi, risponde che loro, vivendo nel grattacielo, da cui non escono quasi mai, non sanno quello che succede fuori, nelle periferie, dove le persone, in balia di guerre, malattie e povertà, sono in rivolta. La donna dice che gli invasori stanno arrivando, che stanno ormai scalando i piani dei grattacieli autarchici, anche di quello dove si trova la web tv. Mentre Elda resta scettica, Armida comincia a dare credito alle parole della donna. Intanto, ad alimentare la confusione e il ribaltamento dei piani della realtà, in collegamento dalle periferie, sugli schermi della web tv compare il colonnello Dietrich von Bern, che sostiene di aver preso il potere e di aver avviato la costruzione di un muro per difendere la nazione.

I Dispersi, opera scritta da Fernando Coratelli e diretta da Margherita Remotti, e andata in scena al teatro Out Off di Milano tra il 17 e il 22 ottobre scorsi, potrebbe sembrare uno spettacolo, ambientato in un futuro distopico, sul fenomeno delle fake news, sulle notizie bufala da cui spesso siamo circondati, e quindi sul rischio di cortocircuito a cui i media, senza escludere i giornali più autorevoli, rischiano di andare incontro, in bilico come sono tra le esigenze dell’audience e la difficoltà frequente di avere un rapporto diretto con i fatti, e quindi di accertare la verità di tutte le comunicazioni da cui sono investiti ogni giorno. Il testo, però, va oltre questa riflessione e propone una domanda più ampia – molto attuale nel contesto mediatico in cui viviamo, ma, di per sè, riferibile a ogni epoca e a qualsiasi situazione – sulla nostra mappa del mondo.

Il messaggio più profondo de I Dispersi è un invito a chiederci se la nostra idea della verità si basi su un rapporto reale con le cose o su una percezione dei fatti, su voci, su serie innumerevoli di commenti di commenti. E, così, quando il commento, le voci, le idee sulla realtà diventano la realtà stessa con cui ci confrontiamo, a interrogarci sulla distanza che separa la guerra dalla pace, a riflettere sulla differenza che passa tra considerare una cosa normale o anormale, una persona amica o nemica, tra credere o non credere a qualcosa. Un esercizio intellettuale prezioso, anche fuori da una sala teatrale. In scena lo spettacolo, interpretato, insieme a Remotti e a Bartoli, da Marco S. Bellocchio, Alberto Barbi, Lisa Vampa e Ilaria Fioravanti, gravita attorno a un equilibrio difficile tra un tono drammatico e registri diversi, con aperture alla commedia e incursioni nel musical.

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Luca Vaglio

03

Motivazioni Giuria Premio Fersen alla Regia 2014
(L'ambigua storia di un bicchiere di Merlot)
 

La brillante e ironica pièce racconta di una coppia di quarantenni che vivono la crisi del loro matrimonio, una crisi dovuta soprattutto a una mancanza di lealtà reciproca. La vicenda si snoda così fra passato e presente, mentre il serrato e divertente dialogo fra i personaggi si gioca sul detto/non detto alla ricerca di una verità che riveli finalmente tradimenti inconfessati, opportunistici "vuoti di memoria"  e menzogne reciproche.

Grottesca e divertente, la commedia scritta da Fernando Coratelli trova la piena realizzazione scenica grazie all'abile regia di Luca Busnengo, coadiuvato da Margherita Remotti, e conduce lo spettatore a interrogarsi sulla fragilità dei sentimenti nei rapporti di coppia, oggi più che mai in bilico fra il legittimo desiderio di libertà, una volta finito l'amore, e l'obbligo di mantenere l'impegno sancito dal vincolo matrimoniale.

 

Giuria Premio Fersen

02

Recensione su “Milanoteatri” a Cosa vuoi che sia?
 

Uno spettacolo frizzante e profondo. Questo è Cosa vuoi che sia (Siamo state bambine anche noi) in scena al Teatro Libero fino al 14 dicembre. Scritto e interpretato da Laura Anzani, Margherita Remotti e Lisa Vampa insieme a Fernando Coratelli (scrittore e autore di testi teatrali tra cui il recente L’ambigua storia di un bicchiere di Merlot che ha vinto il Premio Fersen 2014 per la regia). Cosa vuoi che sia si differenzia dagli altri della stagione milanese legati alla femminilità per un motivo: la verità. Quasi si stenta a distinguere le attrici dai personaggi che interpretano, tanto è il trasporto e l’emozione che traspare dalla loro energia sul palco.

Una carrellata di personaggi e di drammaturgie contemporanee che ci riportano nella storia femminile del teatro e nell’attualità e contemporaneità della donna di oggi: una struttura a incastro creata da tre donne ma rivolta a tutti. Si alternano momenti di estrema leggerezza a momenti di forte commozione in un turbinio di emozioni e parole che non annoiano mai. Le attrici si passano la parte come in una corsa a staffetta con equilibrio e sapienza.

Forte la personalità della attrici: belle, brave, intense e consapevoli di quanto portano sulla scena. Uno spettacolo davvero piacevole che sottolinea la grande forza delle donne, quella che passano i secoli ma conquista sempre.

 

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Francesco Annarumma

01

Recensione su MRS
a L'ambigua storia di un bicchiere di Merlot

L’ambigua storia di un bicchiere di Merlot è l’ottima prova autorale in drammaturgia dello scrittore Fernando Coratelli. Come recita il titolo della commedia è l’ambiguità il tema di fondo della storia. Ambiguità che permea ogni rapporto sentimentale, di cui, come per il domani, mai v’è certezza. Soprattutto quando l’amore, per un motivo o per l’altro, finisce. Ambiguità che corre attraverso l’intera rappresentazione, complice in primis l’astutogioco di assonanze fra merlo, l’insolito animale di casa di una coppia che scoppia, e merlot, un raro vino bianco, cimelio domestico dei due, corpo e spirito dell’unione fra i coniugi prima che tutto andasse a rotoli durante una fatidica (ultima) cena a quattro, dove non mancano i Giuda.

La commedia di Coratelli potrebbe dirsi pirandelliana - vortica attorno alla ricerca e all’impossibilità di affermare la verità in una vicenda squisitamente universale, il naufragio di un matrimonio - ed è attraversata da due surreali personaggi allegorici: uno è L’ubriaca, simbolo dell’anima convulsa e disperata di Fabrizio, il protagonista, abbandonato durante quell’ultima cena dalla moglie Nadia per l’amico di famiglia Paolo, esuberante cialtrone, professore di fisica e, prima del disastro, promesso sposo di Fiorella. L’altro è Il merlo indiano femmina Aishwarya detta Aisha, splendida icona della Verità, che tutto ascolta e tutto ripete svelando i piani dei due fedifraghi e non solo.

Luca Busnengo alla regia risolve il collegamento fra flashback del passato e tempo presente della storia con un’originale messa in scena multipla su palchi/palcoscenici sfalsati, che mette letteralmente in croce il protagonista Fabrizio: a destra l’oggi, il minimalista ufficio di Giulia, l’amica avvocato, e della sua praticante Adele, cui l’abbandonato si rivolge in cerca di conforto e di assistenza per la sua causa di separazione. [...]

 

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Sabrina Minetti